GIOCARE

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GIOCARE

Care mamme e cari papà,
pensando a voi e ai vostri figli, soprattutto in questo momento storico che ci sta coinvolgendo tutti con eventi, fatiche e richieste nuove ed inaspettate, mi sembra doverosa una riflessione sul fatto che, al di là di tutto e senza ombra di dubbio, non è cambiato uno dei bisogni fondamentali dei vostri bambini, ovvero quello di GIOCARE!
Questa affermazione sembra ovvia e quasi scontata, ma lo è solo in apparenza! Infatti il bisogno di giocare che anima ciascun bambino, e soprattutto di giocare liberamente e spontaneamente, è determinato da una spinta vitale e fondamentale per il suo sviluppo come persona. Tutti voi genitori fate esperienza del fatto che i vostri figli, fin da piccolissimi, giocano sempre e lo fanno in ogni luogo e ogni qual volta sia loro possibile, richiedendo il più delle volte la vostra presenza. Vi cercano, vi chiamano, vi coinvolgono e chiedono di essere da voi “guardati” e lo fanno in diversi modi: con lo sguardo, con il corpo, prendendovi per mano, con la voce, fino a chiedervi esplicitamente:

“mamma, papà...guardatemi”!

Si, perchè il piacere del gioco condiviso con un adulto è un potente mezzo di sviluppo e di trasformazione, soprattutto se l'adulto è un adulto significativo per il bambino, così come lo sono la mamma e il papà. Nella richiesta “guardami!” il vostro bimbo o la vostra bimba vi stanno chiedendo non solo di guardare cosa oggettivamente stanno facendo, ma anche e soprattutto di condividere l'emozione che accompagna quel gioco, quel movimento, quel gesto, quell'impresa! Riconoscere da parte vostra quell'emozione, nominarla, rispecchiarla (con il vostro sguardo, la vostra voce, il vostro corpo) e condividerla con lui o con lei vuol dire aiutare i vostri bimbi a riconoscerla a loro volta, in modo che possano farla propria e integrarla con la loro parte più corporea e cognitiva. Infatti, corpo, emozioni e pensiero appartengono a ciascuno di noi e in ciascuno di noi hanno bisogno di essere integrati in maniera armonica e globale. Il gioco, condiviso nel piacere con un adulto che riconosce e rispecchia ciò che il bambino porta attraverso la propria espressività, è parte fondamentale di questo processo di integrazione, in cui le emozioni possono essere non solo comunicate attraverso il corpo, ma anche trasformate in parole e pensieri.

Ma addentrandoci ancora di più nel “cuore” della questione, proviamo a comprenderne l'essenza. PERCHE' il gioco spontaneo è un elemento così vitale ed irrinunciabile per tutti i bambini?
Così come lo è stato per noi quando eravamo piccoli?
Il motivo è molto semplice e “potente” allo stesso tempo: il gioco spontaneo consente ai bambini di fare esperienza di sé e della realtà esterna, entrare in relazione con gli altri, conoscere ed esplorare, integrare le proprie parti, ma anche e soprattutto consente loro di rassicurarsi!!!

Ma rassicurarsi rispetto a cosa? Rispetto a tutte quelle sensazioni, percezioni, esperienze ma anche tensioni e paure che sono sperimentate soprattutto a livello corporeo, e quindi vissute per lo più inconsapevolmente, e che hanno bisogno di trovare una via di espressione, trasformazione e rassicurazione proprio attraverso il gioco, capace di generare una situazione di piacere e benessere che tende ad essere costantemente ricercata dal bambino.

E' per questo, ad esempio, che tutti i bambini da sempre ricercano tutti quei giochi sensomotori, quali il correre, saltare, rotolare, arrampicarsi, dondolarsi, cadere, scivolare, sperimentare equilibri e disequilibri, proprio per rassicurarsi rispetto all'integrità del proprio corpo. Internamente il bambino fa questa esperienza: “ Io salto, cado, rotolo, mi metto in disequilibrio, mi arrampico, scivolo, ecc... ma rimango sempre intero, le mie parti sempre unite, rimango sempre IO!”

La percezione di un corpo intero e integro, funzionante, potente e capace non è per nessuno di noi una percezione innata, bensì è frutto di un processo che si acquisisce con lo sviluppo attraverso diverse esperienze (come quelle di relazione e di cura) e i giochi sensomotori, così ricercati dai bambini, sono un aspetto fondamentale di questo processo. Questi giochi, però, acquisiscono un effetto davvero rassicurante e potente se vengono condivisi in un clima di piacere con gli adulti significativi e con i pari, perchè è proprio nella condivisione e nel rispecchiamento reciproco che in ogni bambino si generano consapevolezza, integrazione e si promuove il piacere di essere sé stesso.

E nel processo che ogni bambino compie verso la scoperta del piacere di essere sé stesso, (processo che dura tutta una vita, ma che possiede le sue origini nei primi anni di vita di ciascuno di noi), inevitabilmente e progressivamente inizia anche a sperimentare il desiderio di separarsi e differenziarsi dalle figure adulte per lui significative, in primis la mamma e il papà. Gradualmente sperimenta il desiderio e la consapevolezza di essere un individuo separato e differente, con la propria identità e volontà. Ogni bambino pertanto, nel corso del proprio sviluppo, sente internamente la spinta ad individuarsi, e allo stesso tempo sente la necessità di non voler perdere quel legame d'amore e di affetto, unico ed irrinunciabile, con i propri adulti di riferimento.

Ecco dunque che ogni bambino ha bisogno di rassicurarsi anche rispetto alla paura della perdita di questo legame fondamentale con gli adulti per lui significativi. Questa paura/angoscia di perdita viene sperimentata dal bambino anche nei primissimi mesi di vita, durante i momenti di attesa e di assenza della madre, momenti in cui egli vive a livello corporeo un insieme di sensazioni, percezioni e tensioni, che vengono alleviate e rassicurate nei momenti in cui la madre torna presente. In questo alternarsi di esperienze di presenza e assenza, inizialmente la rassicurazione per il bambino avviene attraverso la reale presenza fisica di chi si occupa di lui, ma progressivamente nel corso del suo sviluppo, il bambino inizia a mettere in atto forme di rassicurazione più autonome e simboliche, attraverso quello che viene appunto chiamato il gioco simbolico, che trae precocemente le sue origini, ma che ha la sua massima espressione dai 3 ai 6/7 anni di età.

Dunque nei loro giochi i bambini, spontaneamente e in modo diverso in relazione alla loro età, riproducono a livello simbolico le esperienze piacevoli di presenza e di ricongiungimento con le figure adulte significative, per rassicurarsi rispetto alla paura della loro perdita, così come ad un certo punto creano spontaneamente tutti quei giochi in cui, sempre a livello simbolico, esprimono anche il loro desiderio di separarsi e differenziarsi da esse.

Ma quali sono questi giochi? Sono tutti quei giochi “universali” del vuotare e del riempire, del raggruppare e del disperdere, del nascondersi e del ricomparire, del rincorrersi e del prendersi, del costruire e del distruggere; sono i giochi del costruire le case e le tane, i giochi di cura, quelli di opposizione, di aggressione e di combattimento, i giochi dei “buoni” e dei “cattivi” e quelli di “paura” (il lupo, la strega, il drago, ecc...) , per citarne solo alcuni.

Care mamme e cari papà,
mi dilungherei ancora scrivendo tanto altro, e di sicuro c'è tanto altro da dire e da approfondire, ma spero di essere riuscita a farvi comprendere la stretta connessione tra i giochi che spontaneamente e quotidianamente i vostri bimbi fanno e i loro bisogni emotivi, affettivi ed evolutivi più profondi, così da guardarli e farvi coinvolgere in essi in maniera più consapevole. Giocare non è un'attività “accessoria” o un “riempitivo” di altri momenti della giornata. Giocare è, per ogni bambino, compiere un processo straordinario ed estremamente importante per sé stesso!
La psicomotricità parte da questa importante consapevolezza e considera il gioco spontaneo un fondamentale strumento di espressione e di crescita per i bambini.
Nei percorsi di psicomotricità dove i genitori e i bambini giocano insieme (solitamente fino ai 30/36 mesi) è possibile ritagliarsi un tempo e uno spazio di piacere condiviso, dove attraverso il giocare insieme si dà vita a processi preziosi sia per i bambini stessi sia per la relazione dei genitori con loro.
E' possibile quindi concedersi un'occasione di scambio reciproco ricco e profondo ed affinare uno sguardo in grado di restituire ai giochi portati dai bambini la giusta importanza e valenza.
Giocare per i bambini è di naturale e vitale importanza, ancora di più in questo periodo storico, dove il bisogno di rassicurazione è sicuramente un bisogno ancora più urgente e presente. Lo è per noi adulti e lo è, a maggior ragione, per i nostri bambini. La necessità di adottare misure di prevenzione a livello sanitario ha momentaneamente comportato alcune variazioni rispetto ad alcune occasioni di tempi, spazi e modalità di gioco, ma non ne ha assolutamente modificato il senso e l'importanza, anzi ha reso questo linguaggio ancora più urgente per i bambini e la necessità di coglierlo e decifrarlo da parte di noi adulti è diventata ancora più necessaria.
I bambini non possono fare a meno di giocare: per loro giocare è una fonte di resilienza straordinaria, e quindi di benessere.
Care mamme e cari papà, quando dunque osservate in modo partecipe i vostri figli giocare o quando giocate con loro sappiate che insieme siete protagonisti di un'occasione molto preziosa!!!

E allora, come si dice all'inizio di ogni incontro di psicomotricità: 1...2...3... via ai giochi!

Maddalena Pizzarotti psicomotricista